"I gesti degli spoletini, sulle orme dei loro padri nei secoli, accompagnando la Santissima Icone, sono l'occasione propizia per prendere sempre maggiore consapevolezza non già dell'Egitto antico, ma dei mali che ci hanno sinora afflitto e dai quali solo con volontà comune e fiducia in Dio possiamo uscire: la fragilità della famiglia, la questione educativa che ci impegna a far più spazio ai nostri giovani, la mancata solidarietà che sta facendo precipitare l'economia del territorio, quello strano "rispetto umano" per cui la fede, presente in quasi tutti, stenta a manifestarsi". Con queste parole mons. Riccardo Fontana, arcivescovo di Spoleto-Norcia, ha concluso la sua omelia in duomo nel giorno dell'Assunta, patrona principale della diocesi.
Alla celebrazione sono accorsi numerosi fedeli; a rappresentare l'intera città di Spoleto c'era il sindaco, Massimo Brunini, con alcuni esponenti della giunta. La liturgia è stata animata dalla cappella musicale del duomo, che per la prima volta ha eseguito l'Ave Maria di Rossini. Al termine della messa mons. Fontana ha benedetto il popolo, con la Santissima Icone in mano, dal terrazzo della cattedrale.
L'arcivescovo nella sua omelia ha parlato di tre "fuori strada" da evitare, con ferma decisione. "Il bene comune di Spoleto, ha affermato, non si definisce in contrapposizione con gli altri. Non dobbiamo fare la lotta con nessuno. C'è, invece, bisogno di trovare sempre più vive e forti collaborazioni tra tutti, nella ferma convinzione della nostra qualità. Se riusciremo a farlo con umiltà saremo creduti. Sono più le ragioni che ci uniscono, che quelle che ci dividono. Vi è una tendenza, continua mons. Fontana, a trovare la definizione di sé solo nella lotta. C'è chi, senza "nemici", non sa vivere e non sa neppure convivere. Entrambe le realtà si integrano a vicenda. Questo tempo, tradizionalmente dedicato alle ferie e al riposo, è il "momento opportuno" di evangelica memoria, perché ciascuno di noi si scruti dentro e, con risposte sagge, si riappropri dei fondamentali della propria esistenza. Proporre a tutti l'interiorizzazione è per la Chiesa una profezia dovuta. Vi è un terzo precipizio da evitare", ha sottolineato l'arcivescovo. "Dentro la cerchia delle mura, nei pressi della Rocca, sopra il Duomo, sgorga la "fonte del priore". Per secoli è stata l'acqua dell'emergenza che, con un intelligente percorso attraversava la città storica, perché tutti potessero liberamente e sicuramente berne. Uno dei primi atti, appunto, di chi volesse soggiogare una città era, in antico, quello di avvelenarne le fonti. I tempi sono cambiati, ma l'argomento resta di significativa attualità. Avvelenare il clima sui temi fondamentali è un grave danno per tutti. La festa di S.Maria è l'occasione offerta perché ciascuno torni a considerare questa delicata materia dell'identità, che a tutti appartiene. E' il momento propizio, conclude, perché ciascuno torni sì a guardare con attenzione al proprio principium distinctionis, ma trovi anche il modo, nella progettualità, di combinarlo con quello degli altri, perché vi sia utilità per tutti. Non è più bravo chi distrugge gli altri, ma chi sa fare andare tutti più avanti nella strada giusta".