Non sarà Silvio Berlusconi, ma il ministro degli Esteri Franco Frattini a rappresentare il governo italiano alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino il prossimo 8 agosto. La decisione è stata annunciata questa sera proprio dal responsabile della Farnesina, poco dopo l'incontro di lavoro avuto, a Washington, con il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice. E confermata poco più tardi a Roma dal presidente del Consiglio. Frattini sarà accompagnato dal sottosegretario allo Sport Rocco Crimi che lo scorso 25 giugno annunciò la partecipazione del governo italiano alla cerimonia. Una presenza che affiancherà quella di molti leader europei. Ma appunto non quella di Berlusconi: impegni di governo avrebbero reso troppo problematico un suo spostamento in estremo oriente, si sottolinea in ambienti ministeriali. Anche se il Cavaliere ha confermato la partenza del capo della diplomazia italiana giustificando, con una battuta, la sua assenza: «Mi hanno detto che lì fa caldissimo, più di 50 gradi e che c'è molta umidità. Io non andrò, ma sarò rappresentatissimo dal ministro degli Esteri». Il Cavaliere aveva più volte, nei giorni scorsi, espresso la sua volontà di partecipare all'inaugurazione dei Giochi. «Sono propenso, ma non ho ancora deciso perchè voglio prima parlarne con i colleghi degli altri paesi», aveva detto a margine del G8 di Tokyo, in Giappone. Una propensione corroborata dal suo «personale parere» che le Olimpiadi «siano fatte per favorire l'amicizia e lo scambio tra i popoli». Insomma, una «occasione che non si deve sprecare». Ma che è entrata in collisione con il calendario degli impegni di lavoro in Italia. «Penso che andrò - disse sempre Berlusconi in Giappone - anche se devo verificare l'agenda». In ogni caso, con Frattini, la delegazione governativa che rappresenterà l'Italia sarà comunque di alto livello, come auspicava l'ambasciatore cinese a Roma. Resta invece la censura dei Radicali e di altri settori politici, che fino all'ultimo hanno spinto affinchè l'esecutivo italiano e tutti gli altri leader mondiali disertassero la cerimonia per solidarizzare con le proteste contro i diritti negati in Tibet e in Cina.