Foligno:PRIMO MAGGIO AL CINEMA
Per il ciclo "un altro cinema é possibile" oggi un film di Loach
Cinema -
01/05/2008 09:10
"It's a free world" verrebbe da dire, o forse da sperare, ed è questo, infatti, il titolo originale del film di Ken Loach che verrà proiettato questa sera nelle sale del cinema Politeama Clarici. "In questo mondo libero", il titolo con cui, invece, lo conosciamo noi, un film del recente 2007, forte e coinvolgente, che racconta la storia di Angie, una donna altrettanto decisa e sicura di se, che lotta per non avere il futuro modesto ed inutile dei suoi genitori, o almeno questo è quello che lei pensa. All'inizio del film la vediamo trentenne, divorziata e con un figlio di undici anni, Jamie, mandato a vivere dai nonni. Una situazione di crisi, dunque. Ma il desiderio di rimettersi in pista arriva, e si fa sentire soprattutto dopo un sonoro licenziamento che spinge la protagonista a cercare un altro lavoro e alla decisione di mettersi in proprio. Angie, che si era sempre occupata di procurare manodopera proveniente dai paesi dell'est per conto di un'agenzia, crea, a sua volta, un'agenzia di reclutamento, in collaborazione con la sua amica Rose. Una scelta di coraggio, che però, imporrà a sua volta delle scelte. Inevitabili. Perchè il confronto con la realtà dell'immigrazione, che sia clandestina e non, porterà al susseguirsi di situazioni particolari e tutte diverse tra loro per le quali non esiste un'unica possibile soluzione. Ken Loach, quindi, pone ancora una volta la sua attenzione sul tema dell'immigrazione ma, a differenza dei suoi due lavori precedenti sullo stesso tema, "Bread and roses" e "Un bacio appassionato", che presentavano rispettivamente il punto di vista dei messicani a Los Angeles e dell'ultima generazione di pakistani in Inghilterra, questa volta il racconto è dalla parte degli oppressori e non degli oppressi. Degli sfruttatori e non degli sfruttati. Mentre la gran parte delle pellicole cinematografiche sono dei "buoni", e dei personaggi eroici, questa volta, il mondo di Ken Loach è il mondo dei "cattivi". Il mondo di coloro che oppongono indifferenza allo sfruttamento degli immigrati e che, anzi, lavorano su di esso. Ed è questo, questa mancanza forse, in alcuni casi, di umanità , che il regista denuncia come uno scandalo. Il film racconta, infatti, le motivazioni per cui uomini e donne di altri paesi sono spinti ad emigrare in cerca di lavoro, e la protagonista del film è colei che ne aspetta l'arrivo e li "sfrutta". Questo è il suo lavoro. Non perché Angie sia veramente cattiva. Nella vita ha subito qualche sopruso, come tutti, e nella vita ha la perenne difficoltà ad andare avanti, a riscattarsi. A seguito del licenziamento la decisione di aprire una propria agenzia le deriva soprattutto dalla volontà di fare qualcosa prima che sia troppo tardi. Una sorta di redenzione alla Proust, se così vogliamo dire. Ma, mentre la redenzione, in genere, spinge al bene e alla riflessione Angie, accattivante, simpatica, vivace e piena di energie, voglia di vivere e un bel pò di determinazione, diventa una donna senza scrupoli e dal cuore di pietra che organizza in prima persona il commercio degli immigrati, cercando la propria fortuna a qualunque costo. Ovviamente questo le costa delle perdite dal lato umano. Angie, dura imprenditrice non del tutto capitalista, non può permettersi storie d'amore, non può permettersi di provare dei sentimenti. E, addirittura, assume dei comportamenti tipicamente maschili nelle relazioni di coppia. Una metafora del fatto che, probabilmente, ha già preso in mano le redini della sua vita lavorativa, proprio come avrebbe fatto un uomo e dell'uomo, del sesso maschile, incarna in se tutti i lati più negativi. Angie è un "mostro", ma non sa di esserlo. Vive nel principio secondo cui la spregiudicatezza imprenditoriale è l'unico modo utile per permettere alla società di progredire. "In questo mondo libero", dunque, è un film spietato, di gente spietata in cui i personaggi sono quasi tutti negativi, fatto salvo il padre di Angie, l'unico positivo in mezzo ad un mondo alla deriva. L'uomo non accetta le giustificazioni che la figlia pone al suo comportamento e si dimostra ancora legato ai valori dell'integrità e dell'onestà che, in alcuni casi, sembrano non poter andare di pari passo con lo sviluppo dell'economia. Basti pensare al fenomeno odierno della globalizzazione sfrenata e del capitalismo imperante. Basti pensare alla metafora dei ricchi che sfruttano i poveri, che non è tanto una metafora se inserita in un discorso globale che prenda spunto dal rapporto tra il nord e il sud del mondo. In una società dove l'unico obiettivo è quello del profitto a tutti i costi l'etica e i buoni principi molto spesso vengono messi da parte, non ricordandosi che la globalizzazione dovrebbe essere anche globalizzazione delle opportunità , riconoscimento di diritti a livello globale. Ma l'economia, grande bene e grande male, è in grado anche di produrre "mostri" di far credere all'idea che tutto sia merce di scambio, che il mercato debba essere nuda e cruda competizione, unicamente orientata dai principi del sacro marketing. Ken Loach, per questo, ha scelto l'Inghilterra come scenario al suo film, perché Londra è il centro e il cuore pulsante dell'economia e la presenza di milioni di immigrati che lavorano in condizioni disumane, purtroppo, è una realtà . E quello che il regista critica non è la figura di Angie, in se per se, bensì il sistema, inteso in senso generale. Un sistema accettato ovunque nel mondo Occidentale e non soltanto in Gran Bretagna e che ci porta a delle contraddizioni di fondo: riconoscere la parte che gli immigrati hanno nella nostra economia e vivere costantemente volendone l'espulsione. Il film è un film di denuncia, questo sì. Ma non è di certo un film di chi ha perso le speranze. Girare pellicole come queste per Ken Loach non significa provocare la società o i vertici del potere, significa mettere in luce i punti oscuri e cercare di migliorare, significa sperare e credere che qualcosa, nel mondo, si possa ancora fare. E se il film riuscirà a far riflettere sulla possibilità di trovare delle strade alternative e approcciare una comunicazione più umana allora, avrà raggiunto il suo scopo. La quasi debuttante attrice Kierston Wareing gli offre un valido aiuto in questo, dando al suo personaggio quella vitalità e quella poliedricità tali da spingere la platea ad immedesimarsi in lei o a criticarla in maniera continua ed alternata. Uno stimolo alla riflessione, quindi, che speriamo porti i suoi frutti. Gli orari degli spettacoli sono alle 16.00, alle 18.10, alle 20.20 e alle 22.30. Ingresso € 4.50. Per informazioni rivolgersi allo 0742.352232. Pamela Saracini
In questo mondo libero
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