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Foligno:LE ANIME DEL '68
Il regista Popzlatev ripercorre un'epoca storica
Cinema - 17/04/2008 13:56

Continuano gli appuntamenti della serie "Un altro cinema è possibile". Oggi, giovedì 17 aprile, verrà, infatti, proposto il film del regista bulgaro Peter Popzlatev: " Az, grafinyata", ovvero "Io, la contessa", una pellicola del 1989. Il film, ripercorre in 119', le tappe che hanno portato alla rivoluzione del '68 e ne affronta con semplicità e schiettezza i temi portanti. Il tutto, visto dagli occhi di Sibila, una giovane ragazza di diciotto anni, originaria della Bulgaria. La protagonista perfetta, per questa storia. Quello descritto, invece, è un periodo di grandi rivolgimenti sociali e politici, è il momento della ribellione giovanile e delle rivolta, in senso lato. Gli echi di questa protesta globale giungono fino a Sofia, città bulgara, raffigurata durante il IX Festival della gioventù studentesca. Queste le premesse del film, e le basi da cui prende il volo una storia unica, intrecciata alle trame della protesta che imperversa, in Bulgaria e dovunque. Perché quando un movimento è nell'anima, o meglio, nelle anime, allora e solo allora può veramente dirsi globale. Popzlatev comincia a descrivere la rivolta dei giovani contro le generazioni adulte, criticate per l'ottusità di volersi mantenere nelle fila di un vecchio e anonimo bigottismo che non si addice più alla nuova corrente di vita, una corrente che è anche un'inconscia imitazione dei modelli stranieri, e che, comunque, odora di rinnovamento e libertà. Quelli erano gli anni in cui i genitori, gli insegnanti e tutte le autorità in generale, coloro che erano "detentori" di una sorta di potere, non potevano o non sapevano approvare novità come le minigonne o i capelli lunghi, la musica, giudicata portatrice di un'attitudine "sfasciata e decadente", e, soprattutto, i comportamenti, privi di vincoli e inibizioni. O forse, era semplicemente un'età di cambiamento, un'età in cui i giovani volevano far sentire la loro voce, amplificando e dando portata storica ad un conflitto generazionale come ce ne sono tanti, e ce ne sono sempre stati. Fatto sta, che il 1968, rimarrà ai posteri, e probabilmente, anche questo film. Dove Sibila, spinta dal suo spirito curioso e ribelle, si farà trasportare dalla voglia di cambiamento e libertà. Farà le sue prime esperienze di droga e respirerà a pieni polmoni in quell'atmosfera dilagante di sentimenti alla "pace, amore e empatia" che imbeveva quegli anni, e chi ne faceva parte. Ma Sibila, rappresenterà anche l'emergere di un conflitto insanabile fra una personalità non convenzionale e lÂ’'ambiente sociale circostante, che, inevitabilmente, incombe e detta le regole. Ne conseguono, quindi, le prime misure di carattere repressivo contro la giovane, che viene mandata, dapprima, in esilio in un remoto villaggio. Il tentativo è quello di "allontanare dal problema", ammesso che di problema potesse trattarsi. Ma Sibila, è giovane. E' una giovane del sessantotto, e questo, è il tema portante. Dopo aver vissuto la travolgente esperienza di un grande amore, risoltasi, poi, in un totale e altrettanto travolgente fallimento, eccola, quindi, pronta a compiere un altro passo falso che la fa ritrovare confinata in un campo femminile di rieducazione. Quindi, è la volta di una clinica per disintossarsi, che in realtà è più un luogo di cura, o forse abbandono, per malati mentali dove la ragazza conoscerà la violenza e, quello che è peggio, la totale freddezza e indifferenza. E non si sa, se siano da biasimare la voglia, anche infantile, di cambiare e lottare per i propri ideali o l'incapacità di provare davvero, qualcosa per qualcuno. L'incapacità di astrarsi da un meccanismo che ci vuole in catene. Alla fine, restano solo delle domande. Domande storiche, vive, sentite allora e forse anche adesso, questioni e interrogativi che accomunano la generazione di chi, anche sbagliando, anche agendo in nome di una rivolta che poteva, come tutto, avere i suoi lati negativi, ha finito per perdere automaticamente tutte le illusioni possibili e immaginabili. Questa era la generazione di tutti quelli che erano giovani, nel '68.
Peter Popzlatev, dal 1983, eletto membro dell'Unione dei Cineasti Bulgari, la sola ed unica organizzazione professionale in campo cinematografico presente nel territorio della Bulgaria, ha saputo, quindi, raccontare un'epoca di mondo. Descrivendola e presentandola fin nel profondo dell'anima. Il suo "Az, grafinyata" ha ottenuto il gran premio della Giuria e il premio del Pubblico al Festival Cinema Giovani. La proiezione, al Politeama Clarici alle ore 18.10, 20.20, 22.30. A cura dell'Associazione Casa dei Popoli. Costo del biglietto € 4,50. Pamela Saracini

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